martedì 25 settembre 2012

Facebook: un po' d'ordine tra pagine fan, profilo personale e gruppi

Facebook offre diverse opportunità ai propri utenti per caratterizzare la propria presenza sul social network. Oggi vorrei soffermarmi a ragionare con voi sulla strada per garantire il migliore utilizzo di questo strumento per promuovere il vostro sito web, la vostra attività commerciale e la vendita dei vostri servizi e prodotti.
Il primo suggerimento che mi sento di fornire a tutti coloro che intendono utilizzare il più popolare dei newtork sociali è quello di avere un proprio profilo personale. Non è un mistero infatti che i clienti, potenziali o attuali, amano riuscire a dare un volto al servizio o al prodotto che intendo acquistare o che hanno già acquistato. E allo stesso tempo in questo modo avrete la possibilità di gestire attraverso un solo processo di autenticazione diversi strumenti promozionali.
Il profilo personale, con nome e cognome, è riservato per policy a persone fisiche, ed attraverso di esso è possibile aggiungere nuovi amici, dialogare con loro con commenti, post, chat, ecc. e gestire gruppi e pagine fan, studiate più precisamente per la promozione di attività commerciali.
Accanto al proprio profilo personale, ben aggiornato e curato, in cui alternate post riguardanti la vostra vita di tutti giorni a messaggi promozionali inerenti il vostro lavoro, fotografie dei vostri animali domestici a promozioni in corso presso la vostra azienda, la presenza su Facebook andrebbe profilata a seconda degli obiettivi che intendete raggiungere.
Facciamo alcuni esempi e utilizziamo questi "casi" concreti per cercare di delineare come, dove e perchè usare Facebook per "farsi pubblicità".
Se siete i titolari di un piccolo esercizio commerciale, il vostro obiettivo potrebbe essere quello di fidelizzare i clienti informandoli su novità e sconti, oppure allargare la vostra normale clientela cercando di persuadere gli "amici degli amici" a visitare il vostro store. In questo caso penso che la soluzione migliore sia quella di aprire un profilo personale, con il vostro nome e cognome per intenderci, e di utilizzare un suffisso (o il campo secondo nome) per specificare il nome del vostro negozio. Esempio: negozio "Re Leone" di Francesco Pippo --> su facebook potrebbe essere "Francesco Re Leone Pippo". In questo modo ad un volto, il vostro, riuscirete a far associare negli utenti un brand, quello del vostro negozio, e ad utilizzare questo canale come mezzo di scambio con  cui la clientela attuale e potenziale può entrare in diretto contatto con il titolare. Abbiate cura inoltre di configurare dalle impostazione del vostro account il vostro "nome di accesso breve", per raggiungere con una semplice url il vostro profilo (es. .facebook.com/francesco.releone), e ricordate che i profili personali sono limitati a 5.000 amici.
Se invece fosse i titolari di una "catena" di negozi, magari dislocata in zone della città o addirittura in località diverse, forse è il caso di pensare ad una pagina fan.
La pagina fan (o pagina pubblica) vi consentirà di promuovere i vostri prodotti e servizi in modo più professionale e meno personale. E di raccogliere tra tutti gli utenti del social network di Zuckerberg i tanto desiderati "MI PIACE". Al contempo vi offrirà l'occasione di effettuare delle inserzioni a pagamento per incrementare il numero dei "mi piace", o per sostenere iniziative mirate, e di nominare diversi collaboratori per alimentare i contenuti della pagina ed espandere il pubblico a cui si rivolge.
Una buona strada "di mezzo", se effettuata con la giusta attenzione senza contravvenire alle regole di utilizzo di Facebook, potrebbe essere quella di creare un profilo personale da convertire in pagina pubblica al raggiungimento di un congruo numero di amici. In questo caso, infatti, dopo la conversione i vostri amici si trasformeranno in fan della pagina, e la vostra impresa partirà certamente avvantaggiata nella diffusione dei propri messaggi.
La pagina fan inoltre, vi consentirà di utilizzare uno strepitoso strumento che gli Zuckerberg's boy stanno rilasciando in questi giorni: richiedi offerte. Attualmente in fase di testing gratuita, grazie allo strumento "richiedi offerta" sarete in grado di sottoporre all'attenzione dei vostri fan delle speciali offerte di vendita per beni e servizi, collegate direttamente alla pagina del vostro sito dove vengono commercializzate. Potete configurare un budget promozionale per singola offerta, e decidere una data di scadenza. Le offerte appariranno sulle bacheche dei vostri fan (e dei loro amici) in un riquadro evidenziato in blu.
Nel caso di aziende medio-grandi la pagina fan diventa un "must" assolutamente imprescindibile, ed il team direzionale dovrebbe aver cura di individuare dei responsabili (nel team di comunicazione, ma non solo) cui affidare il compito di aggiornare i contenuti e monitorare le reazioni dei fan. Il nome da scegliere per la vostra pagina? Semplice, quello del marchio con cui commercializzate i vostri prodotti e servizi. Occhio anche in questo caso a decidere, nelle impostazioni, il vostro nome di accesso breve alla pagina (es. facebook.com/releone)
Da qualche tempo si sta facendo strada anche l'utilizzo dei gruppi. Aperti, chiusi, segreti, i gruppi di Facebook consentono di creare una bacheca comune ad un insieme di persone; di norma interessate ad un argomento o ad una tematica particolare.
I gruppi chiusi e segreti possono essere ottimi strumenti di coordinamento per gruppi di lavoro di cui fanno parte persone localizzate in luoghi fisici diversi (es. la redazione di un giornale telematico). Un punto di riferimento dove confrontarsi, scambiarsi idee ed opinioni, veicolare informazioni e, perché no, prendere decisioni.
Personalmente non condivido l'utilizzo un po' distorto di questo strumento da parte di alcune aziende, le quali piuttosto impropriamente creano gruppi con il loro brand ed aggiungono in modo indiscriminato tutti gli amici dei loro collaboratori (e gli amici degli amici), per espandere in modo semplice il proprio pubblico. Penso che un atteggiamento di questo tipo possa persino essere dannoso e lesivo della loro immagine.
Al contrario, il gruppo è uno strumento formidabile per raccogliere adesioni a progetti di solidarietà ad esempio, e si adatta perfettamente dunque all'attività di associazioni onlus, culturali o di promozione sociale.

domenica 23 settembre 2012

Adwords e Facebook advertising: quale scegliere?

Una delle domande che più spesso si pone chi deve investire in una campagna pubblicitaria in rete è - Come organizzo il mio budget pubblicitario? -
Sia che si preferisca gestire in autonomia la visibilità della propria azienda o del proprio prodotto, sia che si incarichi un consulente o una società di comunicazione, al momento della scelta dei canali promozionali da utilizzare, il budget di spesa da assegnare a facebook advertising e google adwords è uno degli argomenti più discussi e controversi del dibattito sull'allocazione delle risorse nella fase di pianificazione.
Facebook advertising è il sistema di pubblicità che alimenta annunci e suggerimenti nel corso della nostra navigazione sul social network più famoso del mondo. Di recente sono stati introdotti anche messaggi pubblicitari piuttosto "soft" nelle applicazioni per tablet e smartphone. Dopo aver acquistato del credito, anche con paypal, è possibile iniziare a creare i propri annunci, con una auto-composizione ben articolata ed intuitiva nell'utilizzo. Si può scegliere di avere come obiettivo della propria inserzione aumentare il numero dei "Mi piace" su una pagina fan, diffondere l'utilizzo di una applicazione, piuttosto che una "azione sociale", oppure favorire la navigazione verso un link esterno (es. una landing page nel proprio dominio). Nei primi due casi, soprattutto, è consigliata l'implementazione di una pagina di atterraggio interna a Facebook, scritta nel suo linguaggio,  che possa favorire l'azione che si intende far compiere dall'utente (es. click su Mi Piace, oppure click su Consenti nel caso di un'applicazione). L'applicazione sviluppata da Facebook è decisamente "sopra le righe",  anche perché rende flessibile il sistema di pagamento da parte dell'utente ammettendo ad esempio il meccanismo di "pay per impression" in alternativa al "pay per click". Ottimo anche il sistema di statistiche, davvero molto dettagliato,  che consente di creare dei rapporti personalizzati nonché di programmare l'invio via e-mail.
Google Adwords è il prodotto attraverso cui il colosso finanziario di Mountanin View vende gli spazi pubblicitari ai margini dei risultati di ricerca organici al motore, sia sulla propria rete che sui siti dove è installato il motore di ricerca personalizzato di Google. Inoltre Adwords è il canale che colloca sul mercato gli annunci da pubblicare nella cosiddetta rete "display", vale a dire l'insieme di siti dove gli editori ospitano inserzioni del programma Adsense (sempre di Google, sic). Creare gli annunci è facile ed intuitivo, e Google promuove l'utilizzo di questo strumento inviando a tutte le aziende dei coupon promozionali per provare i vantaggi di una inserzione attraverso il motore di ricerca più diffuso nel mondo.
Per campagne orientate prettamente all'affermazione del marchio (cosiddetto branding), Facebook è certamente lo strumento da preferire, in quanto consente di individuare in modo molto dettagliato i destinatari del messaggio pubblicitario, sia in termini anagrafici e geografici, sia per gli interessi, le passioni, gli hobby, ed altri aspetti legati più strettamente alla vita personale. Allo stesso tempo Facebook Advertising si rivela lo strumento ideale per quelle aziende che sulla rete intendono consolidare il proprio rapporto con la clientela. Grazie alla pagina fan ed alle applicazioni, e spesso seppur impropriamente grazie a profili personali, le imprese possono informare i clienti su innovazioni e promozioni, garantendo un canale di contatto privilegiato per fornire assistenza, con obiettivi di consolidamento nel tempo grazie all'incremento del numero di interazioni.
Google adwords, invece, è a parere di chi scrive lo strumento ideale per la vendita di prodotti o servizi attraverso la rete. E' infatti al motore di ricerca che l'utente si rivolge per acquisire informazioni su prodotti e servizi da acquistare in rete, per cui gli annunci "intelligenti", vale a dire coerenti con i contenuti visualizzati dall'utente in quel momento, rappresenta lo scenario ed il palcoscenico migliore su cui mostrare la propria offerta. Occhio, dunque, a come scrivere gli annunci!

mercoledì 25 novembre 2009

Le aziende ed il ROI da social network.

Ecco un video molto intelligente e ben fatto, del blog socialnomics.net, dove parlano di ROI "da social media".Ovvero essi spiegano, in maniera molto efficace, che la gestione dinamica dei profili aziendali sui socialnetwork e social media più diffusi, non solo permette di incrementare il numero di relazioni, ma addirittura di aumentare il business in oggetto sia in B2c che in B2B.
Quindi il "return of investment" che può derivare da questa attività è dimostrato e dimostrabile grazie anche agli esempi noti di multinazionali che da tempo hanno deciso di puntare su questo tipo di "marketing sociale", nel senso relazionale del termine.
Ecco il video

mercoledì 18 novembre 2009

Il nyt si converte al web 2.0

Ormai è chiaro, gli editori non possono stare a guardare i propri numeri inesorabilmente calare e diminuire, la crisi della carta stampata è ormai un fatto assodato, cosi come è altrettanto assodato che il futuro di giornali e priodici è online.
A questo punto però non basta più semplicemente "aprire" la propria finestra sul mondo, ovvero trasferire il vecchio modus operandi su uno strumento moderno,come internet, perchè "ci garantirà il futuro". Una strategia di questo tipo è destinata a fallire subito. Chiunque opera sul web deve saper "partecipare" ed adattarsi, non solo alle regole del gioco, ma anche a quelle che sono le linee comunicative e le prosspettive di aggregazione che cambiano di "sito in sito".
Per questi motivi sono necessari dinamismo ed una camaleontica capacità d'adattamento a quelle che sono le nuove piattaforme, soprattutto social, che nel giro di pochi anni spazzeranno via i vecchi media.
Il NYT quindi si appresta ad avviare questa operazione, o meglio ad adattare le proprie strategie comunicative per ogni singolo social network, internet media, o sito "d'interesse strategico" e lo farà guidato da Jennifer Preston.
I compiti dello SME (social media editor) saranno i seguenti:

- sviluppare TimesPeople, il social network del NYT;
- espandere l'uso di social network e piattaforme social per diffondere meglio i contenuti del giornale ed essere in stretto contatto con i lettori;
- utilizzare i social media per raccogliere informazioni, monitorare trend e fare notizia;
- diffondere le buone pratiche nell'utilizzo di tali mezzi all'interno della redazione con i colleghi;
- tenersi aggiornata e al passo con l'evoluzione tecnologica, così da suggerire le migliori soluzioni per lo sviluppo del giornale online (strumenti di moderazione, ecc.).
fonte


In misura microscopica, un' attività simile è condotta per il giornale online di una città pugliese, Fasano,ovvero "www.gofasano.it", presente stabilmente su Facebook, youtube, friendfeed , twitter e che si appresta ad approdare su flickr.

Insomma una nuova attività, un nuovo lavoro, o un nuovo interesse, quello del "social media editor", che prende piede, rapidamente anche in Italia.

giovedì 12 novembre 2009

Facebook chiude il profilo di Fabiano Amati

Come recita il comunicato stampa della Regione Puglia, all'ass Fabiano Amati, è stato disattivato l'account di facebook.
Amati era solito pubblicare sul suo profilo "personale" del famoso social network, notizie inerenti la sua attività politica ed istituzionale.
In questo modo sfruttava le enormi potenzialità della piattaforma "social" per raccogliere adesioni, riflessioni, condividere argomenti ed esperienze.
In questo non c'è nulla di male, anche perchè quella dell'utilizzo di facebook per farsi pubblicità è ormai una pratica consolidata che in tantissimi attuano.
A questo punto però è opportuno ricordare che all'interno del marasma delle funzionalità di "fb" viene offerta la possibilità di creare un profilo privato oppure una fan page. Quali sono le differenze sostanziali?
I profili privati possono richedere ed accettare "amicizie", ovvero stabilire un rapporto con altri utenti con i quali s'intende condividere il proprio "status" quotidiano, oppure video, foto, link.Il tutto in maniera totalmente privata e che non deve sconfinare in quella che è la pubblicità commerciale, o propaganda politica o semplicemente d'opinione. A tal proposito infatti esistono le fan page, o profili pubblici, che hanno la stessa "portata" pubblicitaria, in quanto gli aggiornamenti di stato vengono riportati sulle bacheche dei fan (gli amici che in questo caso seguono il personaggio pubblico).
Il problema, nella fattispecie, è probabilmente che l'attività dell'Assessore non rientrava più nell'utilizzo per cui è previsto il profilo "privato", ovvero un uso meramente personale di pubblicazione ed aggiornamento degli "status" quotidiani. L'attività dell'assessore infatti, il condizionale è d'obbligo, sembrerebbe, di primo acchito, più consona all'utilizzo di una "fan page", o meglio di un profilo "pubblico" visti i ruoli politici ed amministrativi ricoperti.
Non a caso nell "condizioni d'uso" del social network l'art 12 recita che "le Pagine sono profili speciali utilizzabili solo per la promozione di aziende o altre organizzazioni commerciali, politiche o di beneficienza (comprese organizzazioni no-profit, campagne politiche, gruppi musicali e personaggi dello spettacolo)."
E' molto probabile che sia stato questo il cavillo che ha indotto i responsabili di facebook a prendere il provvedimento.
Ma questo sicuramente non è sufficiente a giustificare la "disattivazione" brusca e senza preavviso comminata ad Amati, anche se è bene ricordarlo facebook non è nuova a questi atteggiamenti e non è la prima volta "cancella" senza preavviso.
Noto è il caso del giornalista siciliano Nino Randisi, impegnato da anni nella lotta alla mafia, che si è visto disabilitare l'account improvvisamente, perdendo così quella peculiare rete di contatti, che anche Amati rimpiange e rivendica.
Non a caso da un recente restyling del sito di Palo Alto, risulta evidente che la polcy aziendale nel marcare questa differenza ,profilo pubblico-privato, è stata amplificata, a favore di un più corretto uso e di una più chiara attività dei milioni di utenti (oltre 300 nel mondo).
Di sicuro il"ban" (cancellazione) senza preavviso, senza spiegazioni, e con la perdita dei dati non rende onore a Facebook, perchè se esso vuole ergersi a leader mondiale della rivoluzione mediatica del "social internet", non può al contrario alzare un muro comunicativo di questo genere.

venerdì 16 ottobre 2009

Ormai l'e-mail passa su facebook

tratto da http://mediablog.corriere.it/

Noi abbiamo i quotidiani della mattina e i tg della sera. Ma non siamo più la stessa società in cui questi formidabili strumenti di informazione si sono imposti. Perfino l’email, fino ad oggi ritenuta la regina incontrastata della rete, e quindi del Nuovo Mondo, potrebbe presto cedere il primato ad altre forme di comunicazione: Twitter, Facebook, Google Wave in primis.

Certo è ancora presto per decretare la morte dell’email. Ma i dati Nielsen di agosto attestano una inversione di tendenza: 276,9 milioni di persone hanno usato la posta elettronica negli Usa, in Europa, Australia e Brasile facendo registrare un incremento del 21% rispetto all’agosto del 2008. Nella stesso periodo il numero di quanti hanno comunicato tramite i social network e i sistemi di microblogging è decollato del 31% raggiungendo la rispettabile quota di 301,5 milioni di utenti.

Cosa è cambiato? Provate a inviare una email ai vostri figli. Vi risponderanno dopo giorni, se va bene. Provate a comunicare con loro attraverso Facebook o Twitter e la risposta sarà immediata (ammesso che abbiano voglia di accettarvi nella tribù dei loro amici). Il fatto è che gli under 20 stanno abbandonando le email perché trovano più pratico e divertente comunicare con i nuovi strumenti. Su Facebook trovano tutto quello di cui hanno bisogno: la bacheca dove lasciare messaggi che tutti gli “amici” possono vedere; la chat per dialogare in tempo reale con coloro che sono connessi; la messaggistica personale “one-to-one” per le comunicazioni riservate.

Ci piaccia o no, viviamo in un costante flusso di interazione tra “connessi”, ha sottolineato Jessica E. Vascellaro sul Wall Street Journal. Non a caso Google, sempre attento alle trasformazioni tecnologiche, ha lanciato Google Wave, una piattaforma ibrida, ancora in fase sperimentale, che raccoglie in una sola schermata le email, gli instant message e tutte le possibilità di condivisione per scambiare testi, immagini, video, musica in tempo reale.

Tutti questi strumenti ci fanno intuire quanto profondamente cambierà il nostro modo di comunicare e quindi la società in cui viviamo. La morte della email, se mai avverrà, sarà il risultato di un cambiamento tecnologico. La posta elettronica deve la sua fortuna a una fase in cui usavamo internet in determinati momenti della giornata: quando sceglievamo di accendere il computer e di connetterci alla rete per navigare e controllare la posta. Adesso noi siamo sempre connessi: sia quando siamo seduti a una scrivania, sia quando siamo in movimento con il nostro cellulare in tasca. E’ questa connessione permanente ad aver creato le condizioni per nuove forme di comunicazione più veloci delle email e più divertenti.

Difficile intuire se tutto questo semplificherà la nostra vita o contribuirà a renderla più incasinata di adesso. Certo, il potere dei gruppi è diventato enorme grazie ai social network, come hanno dimostrato nel giugno scorso i manifestanti iraniani che sono riusciti ad aggirare la censura del regime facendo conoscere al mondo la loro protesta grazie a Twitter. Ma in questa nuova società siamo tutti drammaticamente connessi l’uno all’altro. Con le tracce che lasciamo in rete aumentiamo la nostra visibilità sociale, ma ci rendiamo inevitabilmente anche più vulnerabili.

venerdì 25 settembre 2009

Web al quadrato

MILANO - Cinque anni fa, il 5 ottobre 2004, a San Francisco si apriva il Web 2.0 Summit. Per la prima volta vennero riuniti sotto un'unica etichetta diversi serie di servizi che stavano cambiando il volto del web, all'insegna dell'intelligenza collettiva e della partecipazione (Wikipedia, Digg, Amazon, etc). Di lì in poi è stato tutto un fiorire di applicazioni 2.0, tanto che «web 2.0» è diventato uno dei termini hi-tech più citati (e abusati) in assoluto, entrando così di diritto nei dizionari inglesi.

WEB AL QUADRATO - Cinque anni dopo, Tim O'Reilly, l'ideatore della fortunata definizione, torna ad annunciare l'arrivo di una nuova era: il «web al quadrato» (web squared). Il tutto grazie alla convergenza tra i servizi 2.0 e i sensori intelligenti posizionati sugli smartphone di nuova generazione. Dalle colonne di Forbes, O'Reilly spiega come le tecnologie di posizionamento (Gps, compassi elettronici) e di registrazione (videocamere evolute) stiano portando il web ad uscire dallo spazio angusto dello schermo per incontrare la realtà. Potenziandola al quadrato.

REALTÀ AUMENTATA - «Se la prima generazione di applicazioni 2.0 si basava solo su ciò che gli utenti scrivevano sulla tastiera, ora i dispositivi mobili non richiedono nemmeno l'intervento umano. Hanno i loro occhi, orecchie e senso del tatto». O'Reilly fa l'esempio delle applicazioni per smartphone che vanno sotto il nome di «Realtà Aumentata». È il caso di Wikitude: puntando la telecamera dell'iPhone difronte a noi ci dice cosa stiamo vedendo, aggiungendo informazioni estrapolate da Wikipedia. Altri servizi ci rivelano invece cosa non stiamo vedendo: le foto e i twit pubblicati da altri utenti nel luogo in cui ci troviamo. Si tratta di «ombre di informazione», dice O'Reilly, che fino ad ora restavano inaccessibili; oggi grazie ai servizi di Augmented Reality è possibile intercettarle e usarle a nostro favore.

INTERNET DELLE COSE - Tutto ciò servirà non solo per trovare la fermata della metropolitana più vicina o il ristorante consigliato dai nostri amici, ma anche per migliorare il mondo: le «smart grid» raccoglieranno informazioni in tempo reale per ottimizzare la distribuzione di energia. Anche grazie al combinato di sensori intelligenti (come le etichette Rfid posizionate su oggetti connesse alla rete) che stanno alla base di Internet delle cose. Nel frattempo nuovi business compaiono all'orizzonte: nella realtà al quadrato i cartelloni pubblicitari ci riconosceranno all'istante per offrirci consigli o sconti personalizzati. Come accade in tutte le rivoluzioni tecnologiche, insieme alle opportunità arriveranno anche molti problemi: chi gestirà tutti questi dati sulla nostra vita personale? Anche i rischi per la privacy aumenteranno al quadrato?

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