Ecco un video molto intelligente e ben fatto, del blog socialnomics.net, dove parlano di ROI "da social media".Ovvero essi spiegano, in maniera molto efficace, che la gestione dinamica dei profili aziendali sui socialnetwork e social media più diffusi, non solo permette di incrementare il numero di relazioni, ma addirittura di aumentare il business in oggetto sia in B2c che in B2B.
Quindi il "return of investment" che può derivare da questa attività è dimostrato e dimostrabile grazie anche agli esempi noti di multinazionali che da tempo hanno deciso di puntare su questo tipo di "marketing sociale", nel senso relazionale del termine.
Ecco il video
mercoledì 25 novembre 2009
mercoledì 18 novembre 2009
Il nyt si converte al web 2.0
Ormai è chiaro, gli editori non possono stare a guardare i propri numeri inesorabilmente calare e diminuire, la crisi della carta stampata è ormai un fatto assodato, cosi come è altrettanto assodato che il futuro di giornali e priodici è online.
A questo punto però non basta più semplicemente "aprire" la propria finestra sul mondo, ovvero trasferire il vecchio modus operandi su uno strumento moderno,come internet, perchè "ci garantirà il futuro". Una strategia di questo tipo è destinata a fallire subito. Chiunque opera sul web deve saper "partecipare" ed adattarsi, non solo alle regole del gioco, ma anche a quelle che sono le linee comunicative e le prosspettive di aggregazione che cambiano di "sito in sito".
Per questi motivi sono necessari dinamismo ed una camaleontica capacità d'adattamento a quelle che sono le nuove piattaforme, soprattutto social, che nel giro di pochi anni spazzeranno via i vecchi media.
Il NYT quindi si appresta ad avviare questa operazione, o meglio ad adattare le proprie strategie comunicative per ogni singolo social network, internet media, o sito "d'interesse strategico" e lo farà guidato da Jennifer Preston.
I compiti dello SME (social media editor) saranno i seguenti:
- sviluppare TimesPeople, il social network del NYT;
- espandere l'uso di social network e piattaforme social per diffondere meglio i contenuti del giornale ed essere in stretto contatto con i lettori;
- utilizzare i social media per raccogliere informazioni, monitorare trend e fare notizia;
- diffondere le buone pratiche nell'utilizzo di tali mezzi all'interno della redazione con i colleghi;
- tenersi aggiornata e al passo con l'evoluzione tecnologica, così da suggerire le migliori soluzioni per lo sviluppo del giornale online (strumenti di moderazione, ecc.).
In misura microscopica, un' attività simile è condotta per il giornale online di una città pugliese, Fasano,ovvero "www.gofasano.it", presente stabilmente su Facebook, youtube, friendfeed , twitter e che si appresta ad approdare su flickr.
Insomma una nuova attività, un nuovo lavoro, o un nuovo interesse, quello del "social media editor", che prende piede, rapidamente anche in Italia.
A questo punto però non basta più semplicemente "aprire" la propria finestra sul mondo, ovvero trasferire il vecchio modus operandi su uno strumento moderno,come internet, perchè "ci garantirà il futuro". Una strategia di questo tipo è destinata a fallire subito. Chiunque opera sul web deve saper "partecipare" ed adattarsi, non solo alle regole del gioco, ma anche a quelle che sono le linee comunicative e le prosspettive di aggregazione che cambiano di "sito in sito".
Per questi motivi sono necessari dinamismo ed una camaleontica capacità d'adattamento a quelle che sono le nuove piattaforme, soprattutto social, che nel giro di pochi anni spazzeranno via i vecchi media.
Il NYT quindi si appresta ad avviare questa operazione, o meglio ad adattare le proprie strategie comunicative per ogni singolo social network, internet media, o sito "d'interesse strategico" e lo farà guidato da Jennifer Preston.
I compiti dello SME (social media editor) saranno i seguenti:
- sviluppare TimesPeople, il social network del NYT;
- espandere l'uso di social network e piattaforme social per diffondere meglio i contenuti del giornale ed essere in stretto contatto con i lettori;
- utilizzare i social media per raccogliere informazioni, monitorare trend e fare notizia;
- diffondere le buone pratiche nell'utilizzo di tali mezzi all'interno della redazione con i colleghi;
- tenersi aggiornata e al passo con l'evoluzione tecnologica, così da suggerire le migliori soluzioni per lo sviluppo del giornale online (strumenti di moderazione, ecc.).
fonte
In misura microscopica, un' attività simile è condotta per il giornale online di una città pugliese, Fasano,ovvero "www.gofasano.it", presente stabilmente su Facebook, youtube, friendfeed , twitter e che si appresta ad approdare su flickr.
Insomma una nuova attività, un nuovo lavoro, o un nuovo interesse, quello del "social media editor", che prende piede, rapidamente anche in Italia.
giovedì 12 novembre 2009
Facebook chiude il profilo di Fabiano Amati
Come recita il comunicato stampa della Regione Puglia, all'ass Fabiano Amati, è stato disattivato l'account di facebook.
Amati era solito pubblicare sul suo profilo "personale" del famoso social network, notizie inerenti la sua attività politica ed istituzionale.
In questo modo sfruttava le enormi potenzialità della piattaforma "social" per raccogliere adesioni, riflessioni, condividere argomenti ed esperienze.
In questo non c'è nulla di male, anche perchè quella dell'utilizzo di facebook per farsi pubblicità è ormai una pratica consolidata che in tantissimi attuano.
A questo punto però è opportuno ricordare che all'interno del marasma delle funzionalità di "fb" viene offerta la possibilità di creare un profilo privato oppure una fan page. Quali sono le differenze sostanziali?
I profili privati possono richedere ed accettare "amicizie", ovvero stabilire un rapporto con altri utenti con i quali s'intende condividere il proprio "status" quotidiano, oppure video, foto, link.Il tutto in maniera totalmente privata e che non deve sconfinare in quella che è la pubblicità commerciale, o propaganda politica o semplicemente d'opinione. A tal proposito infatti esistono le fan page, o profili pubblici, che hanno la stessa "portata" pubblicitaria, in quanto gli aggiornamenti di stato vengono riportati sulle bacheche dei fan (gli amici che in questo caso seguono il personaggio pubblico).
Il problema, nella fattispecie, è probabilmente che l'attività dell'Assessore non rientrava più nell'utilizzo per cui è previsto il profilo "privato", ovvero un uso meramente personale di pubblicazione ed aggiornamento degli "status" quotidiani. L'attività dell'assessore infatti, il condizionale è d'obbligo, sembrerebbe, di primo acchito, più consona all'utilizzo di una "fan page", o meglio di un profilo "pubblico" visti i ruoli politici ed amministrativi ricoperti.
Non a caso nell "condizioni d'uso" del social network l'art 12 recita che "le Pagine sono profili speciali utilizzabili solo per la promozione di aziende o altre organizzazioni commerciali, politiche o di beneficienza (comprese organizzazioni no-profit, campagne politiche, gruppi musicali e personaggi dello spettacolo)."
E' molto probabile che sia stato questo il cavillo che ha indotto i responsabili di facebook a prendere il provvedimento.
Ma questo sicuramente non è sufficiente a giustificare la "disattivazione" brusca e senza preavviso comminata ad Amati, anche se è bene ricordarlo facebook non è nuova a questi atteggiamenti e non è la prima volta "cancella" senza preavviso.
Noto è il caso del giornalista siciliano Nino Randisi, impegnato da anni nella lotta alla mafia, che si è visto disabilitare l'account improvvisamente, perdendo così quella peculiare rete di contatti, che anche Amati rimpiange e rivendica.
Non a caso da un recente restyling del sito di Palo Alto, risulta evidente che la polcy aziendale nel marcare questa differenza ,profilo pubblico-privato, è stata amplificata, a favore di un più corretto uso e di una più chiara attività dei milioni di utenti (oltre 300 nel mondo).
Di sicuro il"ban" (cancellazione) senza preavviso, senza spiegazioni, e con la perdita dei dati non rende onore a Facebook, perchè se esso vuole ergersi a leader mondiale della rivoluzione mediatica del "social internet", non può al contrario alzare un muro comunicativo di questo genere.
Amati era solito pubblicare sul suo profilo "personale" del famoso social network, notizie inerenti la sua attività politica ed istituzionale.
In questo modo sfruttava le enormi potenzialità della piattaforma "social" per raccogliere adesioni, riflessioni, condividere argomenti ed esperienze.
In questo non c'è nulla di male, anche perchè quella dell'utilizzo di facebook per farsi pubblicità è ormai una pratica consolidata che in tantissimi attuano.
A questo punto però è opportuno ricordare che all'interno del marasma delle funzionalità di "fb" viene offerta la possibilità di creare un profilo privato oppure una fan page. Quali sono le differenze sostanziali?
I profili privati possono richedere ed accettare "amicizie", ovvero stabilire un rapporto con altri utenti con i quali s'intende condividere il proprio "status" quotidiano, oppure video, foto, link.Il tutto in maniera totalmente privata e che non deve sconfinare in quella che è la pubblicità commerciale, o propaganda politica o semplicemente d'opinione. A tal proposito infatti esistono le fan page, o profili pubblici, che hanno la stessa "portata" pubblicitaria, in quanto gli aggiornamenti di stato vengono riportati sulle bacheche dei fan (gli amici che in questo caso seguono il personaggio pubblico).
Il problema, nella fattispecie, è probabilmente che l'attività dell'Assessore non rientrava più nell'utilizzo per cui è previsto il profilo "privato", ovvero un uso meramente personale di pubblicazione ed aggiornamento degli "status" quotidiani. L'attività dell'assessore infatti, il condizionale è d'obbligo, sembrerebbe, di primo acchito, più consona all'utilizzo di una "fan page", o meglio di un profilo "pubblico" visti i ruoli politici ed amministrativi ricoperti.
Non a caso nell "condizioni d'uso" del social network l'art 12 recita che "le Pagine sono profili speciali utilizzabili solo per la promozione di aziende o altre organizzazioni commerciali, politiche o di beneficienza (comprese organizzazioni no-profit, campagne politiche, gruppi musicali e personaggi dello spettacolo)."
E' molto probabile che sia stato questo il cavillo che ha indotto i responsabili di facebook a prendere il provvedimento.
Ma questo sicuramente non è sufficiente a giustificare la "disattivazione" brusca e senza preavviso comminata ad Amati, anche se è bene ricordarlo facebook non è nuova a questi atteggiamenti e non è la prima volta "cancella" senza preavviso.
Noto è il caso del giornalista siciliano Nino Randisi, impegnato da anni nella lotta alla mafia, che si è visto disabilitare l'account improvvisamente, perdendo così quella peculiare rete di contatti, che anche Amati rimpiange e rivendica.
Non a caso da un recente restyling del sito di Palo Alto, risulta evidente che la polcy aziendale nel marcare questa differenza ,profilo pubblico-privato, è stata amplificata, a favore di un più corretto uso e di una più chiara attività dei milioni di utenti (oltre 300 nel mondo).
Di sicuro il"ban" (cancellazione) senza preavviso, senza spiegazioni, e con la perdita dei dati non rende onore a Facebook, perchè se esso vuole ergersi a leader mondiale della rivoluzione mediatica del "social internet", non può al contrario alzare un muro comunicativo di questo genere.
venerdì 16 ottobre 2009
Ormai l'e-mail passa su facebook
tratto da http://mediablog.corriere.it/
Noi abbiamo i quotidiani della mattina e i tg della sera. Ma non siamo più la stessa società in cui questi formidabili strumenti di informazione si sono imposti. Perfino l’email, fino ad oggi ritenuta la regina incontrastata della rete, e quindi del Nuovo Mondo, potrebbe presto cedere il primato ad altre forme di comunicazione: Twitter, Facebook, Google Wave in primis.
Certo è ancora presto per decretare la morte dell’email. Ma i dati Nielsen di agosto attestano una inversione di tendenza: 276,9 milioni di persone hanno usato la posta elettronica negli Usa, in Europa, Australia e Brasile facendo registrare un incremento del 21% rispetto all’agosto del 2008. Nella stesso periodo il numero di quanti hanno comunicato tramite i social network e i sistemi di microblogging è decollato del 31% raggiungendo la rispettabile quota di 301,5 milioni di utenti.
Cosa è cambiato? Provate a inviare una email ai vostri figli. Vi risponderanno dopo giorni, se va bene. Provate a comunicare con loro attraverso Facebook o Twitter e la risposta sarà immediata (ammesso che abbiano voglia di accettarvi nella tribù dei loro amici). Il fatto è che gli under 20 stanno abbandonando le email perché trovano più pratico e divertente comunicare con i nuovi strumenti. Su Facebook trovano tutto quello di cui hanno bisogno: la bacheca dove lasciare messaggi che tutti gli “amici” possono vedere; la chat per dialogare in tempo reale con coloro che sono connessi; la messaggistica personale “one-to-one” per le comunicazioni riservate.
Ci piaccia o no, viviamo in un costante flusso di interazione tra “connessi”, ha sottolineato Jessica E. Vascellaro sul Wall Street Journal. Non a caso Google, sempre attento alle trasformazioni tecnologiche, ha lanciato Google Wave, una piattaforma ibrida, ancora in fase sperimentale, che raccoglie in una sola schermata le email, gli instant message e tutte le possibilità di condivisione per scambiare testi, immagini, video, musica in tempo reale.
Tutti questi strumenti ci fanno intuire quanto profondamente cambierà il nostro modo di comunicare e quindi la società in cui viviamo. La morte della email, se mai avverrà, sarà il risultato di un cambiamento tecnologico. La posta elettronica deve la sua fortuna a una fase in cui usavamo internet in determinati momenti della giornata: quando sceglievamo di accendere il computer e di connetterci alla rete per navigare e controllare la posta. Adesso noi siamo sempre connessi: sia quando siamo seduti a una scrivania, sia quando siamo in movimento con il nostro cellulare in tasca. E’ questa connessione permanente ad aver creato le condizioni per nuove forme di comunicazione più veloci delle email e più divertenti.
Difficile intuire se tutto questo semplificherà la nostra vita o contribuirà a renderla più incasinata di adesso. Certo, il potere dei gruppi è diventato enorme grazie ai social network, come hanno dimostrato nel giugno scorso i manifestanti iraniani che sono riusciti ad aggirare la censura del regime facendo conoscere al mondo la loro protesta grazie a Twitter. Ma in questa nuova società siamo tutti drammaticamente connessi l’uno all’altro. Con le tracce che lasciamo in rete aumentiamo la nostra visibilità sociale, ma ci rendiamo inevitabilmente anche più vulnerabili.
tratto da http://mediablog.corriere.it/
Noi abbiamo i quotidiani della mattina e i tg della sera. Ma non siamo più la stessa società in cui questi formidabili strumenti di informazione si sono imposti. Perfino l’email, fino ad oggi ritenuta la regina incontrastata della rete, e quindi del Nuovo Mondo, potrebbe presto cedere il primato ad altre forme di comunicazione: Twitter, Facebook, Google Wave in primis.
Certo è ancora presto per decretare la morte dell’email. Ma i dati Nielsen di agosto attestano una inversione di tendenza: 276,9 milioni di persone hanno usato la posta elettronica negli Usa, in Europa, Australia e Brasile facendo registrare un incremento del 21% rispetto all’agosto del 2008. Nella stesso periodo il numero di quanti hanno comunicato tramite i social network e i sistemi di microblogging è decollato del 31% raggiungendo la rispettabile quota di 301,5 milioni di utenti.
Cosa è cambiato? Provate a inviare una email ai vostri figli. Vi risponderanno dopo giorni, se va bene. Provate a comunicare con loro attraverso Facebook o Twitter e la risposta sarà immediata (ammesso che abbiano voglia di accettarvi nella tribù dei loro amici). Il fatto è che gli under 20 stanno abbandonando le email perché trovano più pratico e divertente comunicare con i nuovi strumenti. Su Facebook trovano tutto quello di cui hanno bisogno: la bacheca dove lasciare messaggi che tutti gli “amici” possono vedere; la chat per dialogare in tempo reale con coloro che sono connessi; la messaggistica personale “one-to-one” per le comunicazioni riservate.
Ci piaccia o no, viviamo in un costante flusso di interazione tra “connessi”, ha sottolineato Jessica E. Vascellaro sul Wall Street Journal. Non a caso Google, sempre attento alle trasformazioni tecnologiche, ha lanciato Google Wave, una piattaforma ibrida, ancora in fase sperimentale, che raccoglie in una sola schermata le email, gli instant message e tutte le possibilità di condivisione per scambiare testi, immagini, video, musica in tempo reale.
Tutti questi strumenti ci fanno intuire quanto profondamente cambierà il nostro modo di comunicare e quindi la società in cui viviamo. La morte della email, se mai avverrà, sarà il risultato di un cambiamento tecnologico. La posta elettronica deve la sua fortuna a una fase in cui usavamo internet in determinati momenti della giornata: quando sceglievamo di accendere il computer e di connetterci alla rete per navigare e controllare la posta. Adesso noi siamo sempre connessi: sia quando siamo seduti a una scrivania, sia quando siamo in movimento con il nostro cellulare in tasca. E’ questa connessione permanente ad aver creato le condizioni per nuove forme di comunicazione più veloci delle email e più divertenti.
Difficile intuire se tutto questo semplificherà la nostra vita o contribuirà a renderla più incasinata di adesso. Certo, il potere dei gruppi è diventato enorme grazie ai social network, come hanno dimostrato nel giugno scorso i manifestanti iraniani che sono riusciti ad aggirare la censura del regime facendo conoscere al mondo la loro protesta grazie a Twitter. Ma in questa nuova società siamo tutti drammaticamente connessi l’uno all’altro. Con le tracce che lasciamo in rete aumentiamo la nostra visibilità sociale, ma ci rendiamo inevitabilmente anche più vulnerabili.
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social media marketing impresa web facebook
venerdì 25 settembre 2009
Web al quadrato
MILANO - Cinque anni fa, il 5 ottobre 2004, a San Francisco si apriva il Web 2.0 Summit. Per la prima volta vennero riuniti sotto un'unica etichetta diversi serie di servizi che stavano cambiando il volto del web, all'insegna dell'intelligenza collettiva e della partecipazione (Wikipedia, Digg, Amazon, etc). Di lì in poi è stato tutto un fiorire di applicazioni 2.0, tanto che «web 2.0» è diventato uno dei termini hi-tech più citati (e abusati) in assoluto, entrando così di diritto nei dizionari inglesi.
WEB AL QUADRATO - Cinque anni dopo, Tim O'Reilly, l'ideatore della fortunata definizione, torna ad annunciare l'arrivo di una nuova era: il «web al quadrato» (web squared). Il tutto grazie alla convergenza tra i servizi 2.0 e i sensori intelligenti posizionati sugli smartphone di nuova generazione. Dalle colonne di Forbes, O'Reilly spiega come le tecnologie di posizionamento (Gps, compassi elettronici) e di registrazione (videocamere evolute) stiano portando il web ad uscire dallo spazio angusto dello schermo per incontrare la realtà. Potenziandola al quadrato.
REALTÀ AUMENTATA - «Se la prima generazione di applicazioni 2.0 si basava solo su ciò che gli utenti scrivevano sulla tastiera, ora i dispositivi mobili non richiedono nemmeno l'intervento umano. Hanno i loro occhi, orecchie e senso del tatto». O'Reilly fa l'esempio delle applicazioni per smartphone che vanno sotto il nome di «Realtà Aumentata». È il caso di Wikitude: puntando la telecamera dell'iPhone difronte a noi ci dice cosa stiamo vedendo, aggiungendo informazioni estrapolate da Wikipedia. Altri servizi ci rivelano invece cosa non stiamo vedendo: le foto e i twit pubblicati da altri utenti nel luogo in cui ci troviamo. Si tratta di «ombre di informazione», dice O'Reilly, che fino ad ora restavano inaccessibili; oggi grazie ai servizi di Augmented Reality è possibile intercettarle e usarle a nostro favore.
INTERNET DELLE COSE - Tutto ciò servirà non solo per trovare la fermata della metropolitana più vicina o il ristorante consigliato dai nostri amici, ma anche per migliorare il mondo: le «smart grid» raccoglieranno informazioni in tempo reale per ottimizzare la distribuzione di energia. Anche grazie al combinato di sensori intelligenti (come le etichette Rfid posizionate su oggetti connesse alla rete) che stanno alla base di Internet delle cose. Nel frattempo nuovi business compaiono all'orizzonte: nella realtà al quadrato i cartelloni pubblicitari ci riconosceranno all'istante per offrirci consigli o sconti personalizzati. Come accade in tutte le rivoluzioni tecnologiche, insieme alle opportunità arriveranno anche molti problemi: chi gestirà tutti questi dati sulla nostra vita personale? Anche i rischi per la privacy aumenteranno al quadrato?
fonte
WEB AL QUADRATO - Cinque anni dopo, Tim O'Reilly, l'ideatore della fortunata definizione, torna ad annunciare l'arrivo di una nuova era: il «web al quadrato» (web squared). Il tutto grazie alla convergenza tra i servizi 2.0 e i sensori intelligenti posizionati sugli smartphone di nuova generazione. Dalle colonne di Forbes, O'Reilly spiega come le tecnologie di posizionamento (Gps, compassi elettronici) e di registrazione (videocamere evolute) stiano portando il web ad uscire dallo spazio angusto dello schermo per incontrare la realtà. Potenziandola al quadrato.
REALTÀ AUMENTATA - «Se la prima generazione di applicazioni 2.0 si basava solo su ciò che gli utenti scrivevano sulla tastiera, ora i dispositivi mobili non richiedono nemmeno l'intervento umano. Hanno i loro occhi, orecchie e senso del tatto». O'Reilly fa l'esempio delle applicazioni per smartphone che vanno sotto il nome di «Realtà Aumentata». È il caso di Wikitude: puntando la telecamera dell'iPhone difronte a noi ci dice cosa stiamo vedendo, aggiungendo informazioni estrapolate da Wikipedia. Altri servizi ci rivelano invece cosa non stiamo vedendo: le foto e i twit pubblicati da altri utenti nel luogo in cui ci troviamo. Si tratta di «ombre di informazione», dice O'Reilly, che fino ad ora restavano inaccessibili; oggi grazie ai servizi di Augmented Reality è possibile intercettarle e usarle a nostro favore.
INTERNET DELLE COSE - Tutto ciò servirà non solo per trovare la fermata della metropolitana più vicina o il ristorante consigliato dai nostri amici, ma anche per migliorare il mondo: le «smart grid» raccoglieranno informazioni in tempo reale per ottimizzare la distribuzione di energia. Anche grazie al combinato di sensori intelligenti (come le etichette Rfid posizionate su oggetti connesse alla rete) che stanno alla base di Internet delle cose. Nel frattempo nuovi business compaiono all'orizzonte: nella realtà al quadrato i cartelloni pubblicitari ci riconosceranno all'istante per offrirci consigli o sconti personalizzati. Come accade in tutte le rivoluzioni tecnologiche, insieme alle opportunità arriveranno anche molti problemi: chi gestirà tutti questi dati sulla nostra vita personale? Anche i rischi per la privacy aumenteranno al quadrato?
fonte
giovedì 24 settembre 2009
Le imprese alla prova del web 2.0
“I social media rischiano di essere occasione di semplici contatti spot, senza che si riesca a mantenere nel tempo una continuità di rapporto e un adeguato numero di contatti. Per essere presenti in modo efficace è necessario agire con continuità ed elaborare strategie editoriali; questo richiede una varietà di competenze non immediate da costruire. I pochi marchi che sono riusciti a raggiungere un posizionamento definito sul web hanno siti ricchi, coinvolgenti e utili e stanno correlando gli sforzi di comunicazione multimediale a processi aziendali quali ! l’e-commerce, la selezione e formazione del personale, il knowledge sharing e i servizi pre e post vendita”.
Tratto da una ricerca effettuata da Paola Dubini e Martino Garavaglia per Osservatorio business tv dell’Università Bocconi per valutare l'utilizzo del web 2.0 da parte delle aziende.
http://mediablog.corriere.it/
Tratto da una ricerca effettuata da Paola Dubini e Martino Garavaglia per Osservatorio business tv dell’Università Bocconi per valutare l'utilizzo del web 2.0 da parte delle aziende.
http://mediablog.corriere.it/
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comunicazione web 2.0
venerdì 11 settembre 2009
Chi siamo
Il team è costituito da professionisti specializzati nella comunicazione attraverso i nuovi media.
In particolare i componenti del gruppo di lavoro possiedono skills sull'utilizzo delle reti sociali (social network) a supporto del business. Come promuovere nel modo migliore i propri prodotti ed i servizi offerti attraverso le reti sociali. Valorizzare il cliente quale elemento centrale della propria attività migliorando la gestione della customer relationship attraverso il web 2.0.
I profili impegnati nell'attività di consulenza sono esperti di business management su web con particolari competenze in tema di social media marketing e SEO (ottimizzazione motori di ricerca).
In particolare i componenti del gruppo di lavoro possiedono skills sull'utilizzo delle reti sociali (social network) a supporto del business. Come promuovere nel modo migliore i propri prodotti ed i servizi offerti attraverso le reti sociali. Valorizzare il cliente quale elemento centrale della propria attività migliorando la gestione della customer relationship attraverso il web 2.0.
I profili impegnati nell'attività di consulenza sono esperti di business management su web con particolari competenze in tema di social media marketing e SEO (ottimizzazione motori di ricerca).
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